Che cos’è la Tiroidite di Hashimoto e come può essere diagnosticata: i consigli dell’endocrinologa

La tiroidite di Hashimoto, descritta per la prima volta dallo specialista Hakaru Hashimoto nel 1912, è una malattia cronica auto-immunitaria, caratterizzata dalla presenza di auto-anticorpi tiroide-specifici, che colpisce prevalentemente il sesso femminile. Anche definita come tiroidite cronica linfocitaria, è la forma di tiroidite più comune.


Ne abbiamo parlato con la Dott.ssa Alessia Cozzolino, Medico Chirurgo, specialista in Endocrinologia e Malattie del Ricambio presso il Poliambulatorio San Raffaele Termini.


Qual è la manifestazione clinica più frequente?

L’ipotiroidismo, ossia una non adeguata produzione di ormoni tiroidei, che può essere preceduto da una condizione “subclinica”, nella quale iniziano a comparire delle alterazioni biochimiche (aumento dei livelli di TSH) generalmente in assenza di sintomi.


Quali sono i sintomi più comuni?

L’ipotiroidismo conclamato si manifesta principalmente con stanchezza e difficoltà di concentrazione, intolleranza al freddo, costipazione, secchezza della cute, assottigliamento/perdita di capelli, alterazioni del ciclo mestruale.

 

Come diagnosticarla?

La diagnosi di tiroidite di Hashimotosi basa sul riscontro della positività di anticorpi anti-TPO (tireoperossidasi) e anti-Tg (tireoglobulina) che spesso si associa ad un caratteristico quadro ecografico. Il sospetto diagnostico deve sempre nascere in caso di riscontro di ipotiroidismo, essendo la tiroidite di Hashimoto una delle principali cause.

 

Esistono terapie?

In caso di ipotiroidismo conclamato, il trattamento prevede la terapia sostitutiva con ormoni tiroidei (levotiroxina). In caso di ipotiroidismo subclinico o di sola positività degli anticorpi, è possibile effettuare una terapia a base di selenio, che può proteggere la tiroide dalla reazione auto-immunitaria. La terapia deve comunque sempre essere fatta “su misura” del paziente, contestualizzata nell’ambito dello specifico quadro clinico e con particolare attenzione ad alcune categorie di pazienti, come le donne in età fertile con desiderio di prole o in gravidanza.

 

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